comunità giacomo cusmano
 
Metodologia terapeutica
Foto Comunità Giacomo Cusmano

Fase 1: FASE DI PRE ACCOGLIENZA

Il primo approccio è molto importante onde capire l’esistenza o meno di una forza motivante che porta l’individuo ad una decisione di distacco dalla droga. Quando il soggetto riconosce la sua dipendenza e contemporaneamente matura la sincera volontà al recupero di se stesso, si è già al primo passo nel cammino dell’autocostruzione. La motivazione ad astenersi da ogni droga e alcool unita al riconoscimento della propria immaturità e al rispetto di norme di puntualità e sincerità sono richieste che la Comunità Psicoterapeutica Giacomo Cusmano fa all’individuo. Qui inoltre vengono richieste tutte le sue condizioni sanitarie e psicologiche, onde stabilire un primo approccio di programmazione terapeutica e sanitaria.

Fase 2: FASE DI ACCOGLIENZA RESIDENZIAL

Alla Fase di Accoglienza, primo passo nel Progetto Psicoterapeutico Giacomo Cusmano , vi accedono le persone che hanno superato la fase acuta di dipendenza dalla sostanza e mostrano motivazione ad intraprendere il proprio recupero e solo dopo una serie di colloqui di orientamento e conoscenza.

Obiettivi: il lavoro terapeutico è centrato sulla riacquisizione di comportamenti non tossicomanici, sulla cura di se, sulla capacità di relazionarsi con gli altri, sul confronto con gli altri residenti all’interno dei gruppi e delle fasi di vita comune, sull’accettazione di regole implicite ed esplicite e grazie al quale, l’individuo non si sente più solo ma in una comunità capace di comprenderlo, rispettarlo ed aiutarlo.

Metodologia: in questa fase vengono utilizzati gruppi terapeutici, colloqui individuali, seminari e condivisione di una vita comunitaria.

I gruppi sono suddivisi in tre fasce: fase di orientamento, fase intermedia, fase di pre-comunità.

I valori che si sviluppano in questa fase sono: Responsabilità, Onestà, Rispetto. Il soggetto deve seguire il passaggio da una fase a l’ altra nel senso di una crescita interiore che lo porta ad un reale cambiamento del proprio comportamento e nel rispetto che ogni fase prevede.

Durata della fase di Accoglienza Residenziale: 4/6 mesi

Fase 3: FASE DI COMUNITA’ TERAPEUTICA

Alla fase di Comunità Terapeuticavi accedono le persone che con il loro percorso in Accoglienza hanno una buona motivazione al cambiamento oltre ad aver acquisito senso di responsabilità materiale e morale.

Obiettivi: ricostruzione del proprio vissuto storico, sull’assunzione di responsabilità, capacità di relazionarsi con gli altri, poiché lo aiutino a camminare verso la propria identità, approfondire la conoscenza interiore in una chiave di lettura improntata alla stima del proprio io. Quindi capacità di relazionarsi con la famiglia di appartenenza.

Metodologia: in questa fase i gruppi terapeutici e i colloqui sono più profondi poiché si privilegia l’aspetto emozionale e il vissuto storico della persona, utilizzando gli strumenti terapeutici adeguati.

Durata della fase di Comunità Terapeutica: 8/10 mesi

Fase 4: FASE DI REINSERIMENTO SOCIALE

Alla fase di Reinserimento Sociale vi accedono le persone che hanno interiorizzato i valori fondamentali del Progetto Psicoterapeutico, hanno una buona conoscenza di se ed un buon livello di autostima oltre ad aver raggiunto un livello di gestione nella relazione con gli altri e con la propria famiglia.

Obiettivi: il Programma Terapeutico è incentrato sul lavoro di preparazione all’impatto con la realtà esterna, al completamento nella ricostruzione del rapporto familiare, sulla capacità di integrarsi nel mondo del lavoro e nei rapporti sociali, sulla capacità di programmazione degli obiettivi a breve e a lungo termine.

Metodologia: in questa fase vengono utilizzati gruppi terapeutici che accompagnano il giovane nel nuovo rapporto con la realtà attraverso l’elaborazione cognitiva delle emozioni e del comportamento. Colloqui individuali in cui si fa la programmazione, pianificazione, oltre che consiglio, supporto e chiarificazione.

Le attività sono suddivise in tre fasce:

  • Fase A, residenziale in cui il lavoro è centrato sull’assunzione di responsabilità e a diventare punti di riferimento per i ragazzi dell’Accoglienza;
  • Fase B, non residenziale, in cui il lavoro è sulla capacità di trovarsi una occupazione e lo stabilire rapporti amichevoli e affetti stabili, con una propria autonomia;
    Durata delle fase A-B: 3/5 mesi
  • Fase C, non residenziale. Lavoro di verifica individuale, di distacco con la Comunità in cui vengono affrontate problematiche relative all’uso di alcool. La graduazione avviene dopo 36 mesi circa di Programma.
    Durata delle fase C: 12/14 mesi

La Graduazione finale avviene la Domenica antecedente alla Domenica delle Palme di ciascun anno per coloro che hanno compiuto l’intero Programma.

Intervento Familiare

La Famiglia del tossicodipendente non può rimanere al di fuori del Progetto Terapeutico descritto, poiché può svolgere un ruolo fondamentale per il percorso di recupero del soggetto. La droga con tutti i suoi vissuti ha completamente sconvolto e distrutto il sistema familiare, da qui la richiesta di aiuto alla stessa e non solo dal tossicodipendente. Il Programma Terapeutico prevede in questo caso due forme di intervento:

  • Il coinvolgimento Familiare
  • I gruppi di auto-aiuto

Nel coinvolgimento familiare si inducono i membri di ogni nucleo a parlare, a tirare fuori i propri vissuti di sofferenza, angoscia e soprattutto di dare gli strumenti a genitori e figli per cambiare le proprie modalità di relazione. Con l’inserimento familiare nel Programma Terapeutico, il comportamento del ragazzo e della Famiglia cambia e si ristruttura. Nei gruppi di Auto-Aiuto, i familiari si incontrano una volta a settimana guidati da genitori “anziani” i cui figli hanno finito il Programma e dagli Operatori Terapeutici. Il fine di tutto ciò, è il confronto attraverso il quale si esegue uno scambio di esperienze e di vissuti che portano ad una profonda analisi della situazione per approdare ad una più matura e responsabile comprensione del proprio ruolo. A questo scopo è stata istituita e concepita “l’Associazione Famiglie”.

Il Gruppo Zero e i Gruppi di auto-aiuto

I gruppi nella Comunità Psicoterapeutica G. Cusmano di Anguillara S (RM), sono incontri che vengono frequentati dai familiari che purtroppo vivono la tragedia di un loro congiunto dedito e quindi schiavo delle droghe o dell’alcool. Hanno quindi problemi comuni e nel confronto con gli altri, cercano di vivere momenti di condivisione, di solidarietà e crescita. Questi gruppi si identificano per le due tipologie o fasi di tecniche di comunicazione che le contraddistinguono:

Il GRUPPO ZERO, per coloro che ancora non hanno un congiunto in trattamento riabilitativo da uso di droghe e alcool e quindi sono alla ricerca di quelle motivazioni che permettano loro di rapportarsi in maniera diversa, più autorevole e non permissiva con il loro congiunto dedito all’abuso e nello stesso tempo convincerlo ad entrare in Comunità per la disintossicazione.

Le riunioni del Gruppo Zero si tengono il Lunedì dalle 17:00 alle 19:00 presso la Comunità.

IL SECONDO GRUPPO O AIUTO-AIUTO, si occupa invece di coloro che già hanno un congiunto in terapia riabilitativa. All'interno dei gruppi, ogni persona, che inizialmente si percepisce spesso sola, come bisognosa d'aiuto, può sperimentare d'essere persona in grado di dare aiuto; da soggetto passivo, quindi, diviene soggetto attivo, verso se stesso e verso gli altri. E' prevista, comunque, la figura di un Responsabile del gruppo. Si tratta di una persona, con un percorso di terapia significativo alle spalle, che ha seguito una specifica formazione, finalizzata a fornire gli strumenti della comunicazione e che ha la funzione di facilitare la comunicazione stessa. Con questo patrimonio conoscitivo e di esperienza può permettersi di portare, all'interno del gruppo, il proprio vissuto emotivo e di utilizzare l'esperienza gruppale per la sua personale crescita. Sintetizzando il gruppo di auto-aiuto offre:

Accoglienza, solidarietà, incoraggiamento, sostegno. In questa prima fase, l'essere ascoltati (ascolto ricevuto) è la risposta, l'unica risposta, che si cerca; ed è ciò su cui si fonda la base sicura, che consente di passare ad una dimensione comprensiva anche dell'ascolto attivo.

Empatia, affettività, confronto. Nella seconda fase, l'ascolto è divenuto attivo: l'altro è specchio di sé e in esso si ritrovano parti significative del proprio essere, della propria modalità di essere. All'altro si concede l'ascolto, nella misura in cui lo si richiede per sé: orizzontale, reciproco, non giudicante, privo di pregiudizi e sano.

Il contesto di auto-aiuto ed il mettersi in gioco apertamente da parte di tutti i membri, consente a ciascuno di ascoltare in modo attivo e di poter rispondere, secondo modalità che via via si diversificano, da quelle tipiche della propria vita fuori dal gruppo. Avanzamento nella consapevolezza e al cambiamento. Il passaggio alla seconda fase accompagna, di conseguenza, la terza fase: quella dell'acquisizione di una consapevolezza maggiore e meno rigida di sé e dell'altro, e di conseguenza segna un cambiamento, che poi coincide con il maggior senso d'autoefficacia, benessere, capacità di trovare soluzioni ai propri problemi. Come avviene ciò? Fondamentalmente attraverso la relazione d'ascolto e risposta, o meglio l'evoluzione in tre tappe della relazione di ascolto e risposta. Una delle regole principali che il gruppo d'auto-aiuto si dà, dunque, è quella della sospensione del giudizio, del pregiudizio e dell'unico modello mentale, a favore della molteplicità dei punti di vista possibili. Tale sospensione, oltre ad incoraggiare la libertà d'espressione e a facilitare il superamento della vergogna, crea le condizioni per l'accettazione dell'altro e, di riflesso, per l'accettazione di se stessi. L'auto-aiuto coincide dunque con la possibilità reciproca di scoprirsi e con la possibilità reciproca di accettarsi. Questo è un punto di fondamentale importanza nel susseguirsi delle tappe, che creano i cambiamenti auspicati da qualunque percorso d'auto-aiuto. Ciò che è altamente significativo, è che ognuno, può scoprire e vivere la propria verità; partiamo, cioè, dal presupposto che ognuno ha una sua risposta dentro, che non è applicabile a tutti gli altri. L'impostazione di massimo ascolto, agli altri e a se stessi, permette proprio questo: l'individuazione, il riconoscimento, l'accettazione della propria identità. E non è poca cosa. In questi gruppi accessibili gratuitamente , si possono abbattere i limiti culturali di molte persone, che ritengono di non essere adeguati per partecipare a questi percorsi che portano alla riscoperta del proprio carattere, ad accrescere la propria autostima ed affrontare i gravi problemi che li affliggono per la devianza che stanno vivendo i loro congiunti.

Le riunioni dei Gruppi di Auto-Aiuto si tengono il Venerdì dalle 17:00 alle 19:00 presso la Comunità.

Ci auguriamo che chi ha problemi legati alla tossicodipendenza non cerchi di lavare in panni in casa, si faccia coraggio e si faccia aiutare perché uscire dal tunnel della droga o dell’alcool da soli non si riesce.